3.24.2006

Il ritorno di Nanni Moretti e le reazioni impossibili...

E' il weekend del ritorno al cinema di Nanni Moretti con il suo "Il Caimano" (in sala da oggi), e in questo paese dei balocchi in cui ci ritroviamo, il vero problema non è semplicemente rendere conto della nuova pellicola dell'ultimo regista italiano vincitore a Cannes, ma bensì, se il film dia noia o meno al signor padrone...

Premesso che stiamo parlando di cinema, non capisco il fermento attorno al ritorno nelle sale di un film di Nanni Moretti. Per quanto politico possa essere il suo contenuto (sai la novità, prima però andava tutto bene...) non vedo il problema che si pone il TG2, del non poterne parlare, per rispettare la par condicio. Tutto ciò oltre che fortemente antidemocratico e antiliberale (adesso perchè non protestano i liberali convinti?), è molto triste.

Ipotizziamo infatti, che esca un film bellissimo, che racconta la storia di un uomo, della sua ascesa, dei suoi trionfi, delle sue manovre, dei suoi raggiri, dei suoi trucchi, della sua giovinezza, e della sua caduta, il tutto attraverso una ricostruzione curatissima e critica. Aggiungiamo poi che la regia sia superba, innovativa, dal ritmo serrato e completamente coinvolgente dal primo all'ultimo minuto. Aggiungiamo ancora, che il suddetto film rappresenti un nuovo linguaggio cinematografico e ci regali una prova dell'attore protagonista, tra le migliori di sempre, e mettiamoci pure che il regista/autore del film, sia il più luminoso esponente della cinematografia nazionale.
Ecco secondo voi, il problema vero sarebbe che tale film danneggia qualcuno, offende qualcuno, è uno strumento politico, si ispira troppo da vicino a vicende reali, oppure che (ahinoi) di tali film se ne vedranno sempre pochissimi?
E' stupido oltre che dittatoriale, oscurare l'esistenza di un opera cinematografica, per fini politici, e lo è a maggior ragione poichè ritengo che un atteggiamento di questo tipo rinforzi al limite, le presunte allusioni contenute ne "Il Caimano", rendendo palese il famoso detto che se hai la coda di paglia, sei il primo a prendere fuoco.
Ancora meglio mi sembra ora sottolineare come il film che qui sopra ho ipoteticamente descritto non sia una mia predizione de "Il Caimano", ma la descrizione a grandi linee di uno dei più grandi capolavori del cinema mondiale "Quarto Potere" (Citizen Kane) di Orson Welles, datato 1941.
Strepitoso esempio di unione di tutti gli elementi sopraindicati, che guardacaso, ripercorreva storia, intrighi e segreti, di un multimiliardario e magnate della carta stampata, senza risparmiare accuse, allusioni e quant'altro, ricordando da subito un personaggio, William Randolph Hearst, allora contemporaneo, che protestò non poco per le troppe similitudini. Ma allora, nulla potendo contro uno dei più grandi principi come quello della libertà di parola non riuscì ad ostacolare un pilastro del cinema mondiale.

Ora, ho scomodato il paragone con il film di Orson Welles, solo per evidenziare l'idiozia su cui si basano certi ragionamenti e anche perchè credo che detta così quella descrizione sembrava proprio in relazione del film di Moretti. Ciò serve a smascherare il sordo ragionamento che ormai si fa, ovvero quello senza usare il cervello. Non ha senso condurre crociate di questo tipo, specie quando il rischio che si corre è semplicemente quello di impoverire la cultura italiana e mondiale. Un film si vede, si giudica e tanti saluti.

A parziale cagione per averlo troppo utilizzato, e per ricordare ancora l'idiozia di certe prese di posizione, metto di seguito ciò che François Truffaut scrisse di Quarto Potere:

Citizen Kane ci disintossicò del nostro hollywoodismo fanatico e ci trasformò in cinéphiles esigenti. Questo è certamente il film che attraverso il mondo ha suscitato il numero più grande di vocazioni cinematografiche. [...] Fu probabilmente per il suo duplice aspetto, hollywoodiano e antihollywoodiano, che Citizen Kane ci ha tanto scossi e anche per la sua giovinezza insolente e infine per un elemento vistoso che è lo spirito europeo di Orson Welles. Più che ai suoi viaggi fuori d’America, penso che la frequentazione precoce e intensiva di Shakespeare abbia dato a Welles una visione antimanichea del mondo e gli ha fatto scompigliare e ingarbugliare a piacere la nozione di eroe, quella di bene e di male.

Questo film lo abbiamo amato totalmente perché era un film totale: psicologico, sociale, poetico, drammatico, comico, barocco. Citizen Kane è nello stesso una dimostrazione della volontà di potenza, un inno alla giovinezza e una meditazione sulla vecchiaia, un saggio sulla vanità di ogni ambizione umana e contemporaneamente un poema sul decadimento e, dietro tutto questo, una riflessione sulla solitudine degli esseri eccezionali, geni o mostri, mostruosi geni. [...]

Buona Visione

4 commenti:

daniel ha detto...

Oh Achille, ma che domande ti fai?
I servi sono in subbuglio perchè non si può, in un paese libero come il nostro, avanzare una qualsiasi forma di critica contro il Padrone(sia essa satira, cinema, teatro ecc)....sarebbero solo "menzogne, ingiurie, offese"... se però parla Lui nessuno deve protestare perchè la sua è "ironia"... semplicemente fantastico!

Achille ha detto...

Già. Sai più che domande, sono spunti di riflessione che dobbiamo continuare a fare, perchè l'abitudine a lasciar passare tutto, ci sta portando sempre di più verso un appiattimento critico, culturale e di pensiero... Il paragone poi con Welles, è l'esempio madre per capire quali errori si possono compiere.

davide ha detto...

ben detto!
davide

dami ha detto...

La settimana scorsa ho visto il famigerato "Il caimano" di Nanni Moretti e non riesco proprio a capire il polverone di polemiche che ha preceduto l'uscita di questo film, innanzi tutto perchè prima di sputar sentenze un film si guarda e poi si decide se questo è piaciuto o meno. Personalmente io l'ho trovato un bellissimo film e contrariamente a quanto è stato detto non è un film "su Berlusconi" (e comunque se anche fosse non vedo il problema) che fa solo da sfondo alla vera storia del film quella di un regista in crisi sia sul lavoro che nella vita rpivata. Vera protagonista del film è però la nostra società debole di fronte al potere, codarda nel far sentire le proprie ragioni e incapace di opporsi in alcun modo.E' senza dubbio un film che fa riflettere, ma forse il problema è proprio questo, fermarsi a riflettere e cercare invano di dare un senso a quello che sta succedendo intorno è difficile, non ne siamo capaci non ne abbiamo voglia... e allora facciamo così, diciamo che Nanni Moretti è di sinistra e che da lui non ci si poteva aspettare altro che un film "su Berlusconi".